sabato 26 settembre 2009
Il secondo libro sul Coaching Creativo

E' uscito in questi giorni il nostro secondo libro sul Coaching Creativo, che oltre a riportare in modo sintetico e semplificato la nostra metodologia (spiegata in modo approfondito nel primo volume "Coaching Creativo. Tecniche per l'innovazione, la crescita, il cambiamento personale ed aziendale")
/>passiamo in rassegna una serie di autori, fondamentali per il mondo della formazione, del coaching, della creatività applicata, attraverso le loro tecniche per la definizione degli obiettivi personali e di gruppo,
Nel terzo capitolo,
esploriamo una serie molto ampia di percorsi di sviluppo manageriale e personale, tra quelli che utilizziamo più di frequente nel nostro lavoro in azienda e con i gruppi di lavoro:
il percorso del potenziamento dei risultati;
il percorso decisionale,
potenziare le caoacità decisionali;
il percorso motivazionale;
la progressione verso gli obiettivi;
elaborare creativamente idee e progetti;
vedere, pensare, sentire il progetto da prospettive diverse;
pensiero convergente e divergente;
il percorso della guida;
il percorso del manager;
il percorso dell'intuizione;
i sei passi per pensare;
allenare il pensiero al gioco combinatorio;
il potenziamento delle risorse;
il self coaching creativo
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lunedì 21 settembre 2009
GoalSolving

Il GoalSolving è il risultato dell’integrazione e della ristrutturazione di alcune tecniche particolarmente utilizzate in ambito aziendale. Dal momento che ognuna di esse realizza in modo efficace una fase del processo creativo e della metodologia del Coaching Creativo – Ricerca, Decodifica, Elaborazione, Produzione, Feedback -, le abbiamo combinate in modo tale da sviluppare un percorso originale.
La Matrice OK Corral

La Matrice OK Corral (MOC) è una griglia costituita da 4 quadranti, attraverso i quali è possibile descrivere alcuni aspetti del modo di interagire tra sé e gli altri, tra due persone o tra due aspetti, due parti di una situazione oppure tra sè ed una situazione che si vuol prendere in esame. La MOC è una rielaborazione della griglia dell’OK Corral inventata da Franklin Ernst ; lo scopo principale della Matrice è la valutazione delle situazioni in cui sono coinvolte due “parti” e in particolare del modo in cui uno stimolo qualsiasi può essere vissuto, contemporaneamente, da colui che sta utilizzando la tecnica e da un interlocutore
H5- Tecnica per l’analisi dei fattori limitanti e potenzianti

H5 è una tecnica utilizzata prevalentemente nella fase di feedback, al fine di analizzare e monitorare le implicazioni potenzianti e limitanti di una serie di fattori (area creativo-emozionale, area cognitivo-esperienzale, area etico-valoriale, convinzioni, contesto spazio – temporale, azioni, motivazioni, visione) che potrebbero riguardare ognuna delle cinque fasi metodologiche del Coaching Creativo.
Brainsolving

Il Brainsolving è un tecnica elaborata integrando alcune varianti del brainstorming, utilizzate in campo aziendale come, ad esempio, il BulletProofing e il Negative Brainstorming. La tecnica prevede di passare attraverso due distinti processi di immaginazione creativa: l’”immaginario catastrofico” e quello “fantastico”, al fine di sviluppare le condizioni migliori per generare soluzioni.
S.W.O.T. Analysis (il processo trasformativo)

La SWOT ANALYSIS [Strenghts (punti di forza), Weaknesses (punti deboli), Opportunities (opportunità), Threats (minacce).] è un noto strumento operativo, che consente l’analisi del posizionamento di un progetto o di una azienda nel mercato di riferimento. Questa tecnica nasce in ambito aziendale e manageriale e la sua finalità essenziale consiste nell’analizzare il progetto da vari punti di vista, per non tralasciare aspetti che potrebbero rivelarsi importanti per lo sviluppo dell’azienda. Il processo trasformativo della SWOT Analysis è il risultato dell’integrazione di questa tecnica con i principi del pensiero trasformativo, elaborati da David Perkins , e del processo di ristrutturazione ideato da Richard Bandler e John Grinder.
Ristrutturazione creativa

La ristrutturazione creativa è utilizzata in contesti di coaching creativo in cui si affrontano blocchi, difficoltà, situazioni problematiche, senza entrare specificatamente in un lavoro terapeutico. Questo intervento è volto ad unire l’efficacia del processo di ristrutturazione ideato da Bandler e Grinder e l’immaginazione creativa per allenare gli individui a cambiare la prospettiva, mentre affrontano situazioni problematiche. La tecnica che proponiamo, mira ad unire il principio di base della ristrutturazione, il cambiamento di prospettiva e l’uso dell’immaginazione creativa, per “collocare” lo spazio problematico che si intende affrontare, in un contesto completamente inventato. Il problema in questione verrà trasformato più volte - in un oggetto, in una pianta, in un animale, in un personaggio umano - per allenare la mente a cambiare le coordinate entro cui si sta lavorando.
Self coaching

Il Self Coaching nasce come integrazione metodologica di varie tecniche ed approcci utili a definire e pianificare i propri obiettivi. Il Goal Setting, nell’ambito del Coaching, è lo strumento più noto per organizzare una cornice di riferimento per il conseguimento degli obiettivi. Per rendere la tecnica più efficace, abbiamo inserito, al suo interno, una parte dedicata alla realizzazione di una mappa mentale che aiuta a strutturare il processo di pensiero in modo più articolato e creativo e consente una visione d’insieme delle risorse necessarie al raggiungimento dei propri scopi.
BOSs (Basic Ordering Skills)

La BOSs è la tecnica per l’individuazione e il trasferimento delle Basic Ordering Skills; può essere utilizzata come strumento per stimolare la consapevolezza e l’espressione delle abilità che hanno consentito di ottenere un successo o di raggiungere un particolare risultato, in vari ambiti della vita. La BOSs è l’ideale proseguimento della tecnica T5, poiché aiuta a sviluppare un processo di trasferimento delle abilità da un settore all’altro della nostra vita. La BOSs può essere utilizzata con efficacia, anche singolarmente, per fare un inventario delle risorse interne di cui disponiamo, che abbiamo effettivamente messo in opera in alcuni momenti del passato, nella vita di tutti i giorni, oppure che disponiamo come potenzialità da sfruttare.
T5

Questa tecnica trova la sua applicazione ideale nelle sessioni di coaching finalizzate alla elaborazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di carriera. Può essere utilizzata sia individualmente sia in gruppo, per tutti coloro che desiderano individuare gli obiettivi lavorativi, che meglio si accordano con le varie dimensioni del proprio modo di essere, con le esperienze maturate in passato, con le aspettative che possono costituire una fonte di soddisfazione.
Mappatura del successo

La Mappatura del Successo è un percorso creativo attraverso il quale si elabora una scansione a 360° dei desideri, delle passioni, degli obiettivi, dei piccoli e grandi successi effettivamente realizzati nella vita del coachee e delle strategie messo in atto per effettuare un passaggio da uno stato desiderato ad un risultato messo a segno. E’ un tecnica che stimola un lavoro di riflessione e consapevolezza del patrimonio di risorse interne che fanno parte della memoria autobiografica del coachee e che possono essere potenziate, rielaborate ed utilizzate anche per nuovi obiettivi.
Le 5 fasi
1. Ricerca: la raccolta e la mappatura di informazioni, dati, materiali e tutto ciò che può essere di ausilio per il conseguimento degli obiettivi;
2. Decodifica: prevede l'osservazione riflessiva dei dati raccolti, l' individuazione dei criteri di classificazione e l'organizzazione sistematica delle informazioni acquisite;
3. Elaborazione: la creazione di nuove mappe che portano ad avvicinarsi alla meta, la combinazione di opportunità e soluzioni, il rimodellamento delle risorse;
4. Produzione: la generazione, la sperimentazione e l'implementazione dei progetti, la realizzazione dei risultati;
5. Feedback : stima, valutazione, monitoraggio dei risultati e delle informazioni acquisite nel percorso.
2. Decodifica: prevede l'osservazione riflessiva dei dati raccolti, l' individuazione dei criteri di classificazione e l'organizzazione sistematica delle informazioni acquisite;
3. Elaborazione: la creazione di nuove mappe che portano ad avvicinarsi alla meta, la combinazione di opportunità e soluzioni, il rimodellamento delle risorse;
4. Produzione: la generazione, la sperimentazione e l'implementazione dei progetti, la realizzazione dei risultati;
5. Feedback : stima, valutazione, monitoraggio dei risultati e delle informazioni acquisite nel percorso.
Il Feedback e l'analisi delle informazioni
L’organismo umano è uno dei più complessi e meravigliosi esempi di feedback, la nostra stessa sopravvivenza, infatti, dipende dai meccanismi regolatori interni e dai raffinati circuiti di retroazione dell’informazione.
Utilizziamo il concetto e la natura dell’omeostasi per mostrare, l’importanza del meccanismo del feedback.
In particolare si tratta di rilevare come una simile funzione sia presente, con le stesse finalità e nella stessa essenza, in molti sistemi, dagli organismi più semplici come le cellule al più complesso come il cervello.
Il modellamento di quanto avviene in natura, ci porta a considerare l’attività di feedback come una procedura fondamentale del processo creativo che porta al cambiamento e al raggiungimento di un successo.
Gli aspetti più rilevanti di questa fase sono costituiti da:
Rilevazione delle informazioni (stimoli) attraverso una varietà di sistemi di mappatura;
Stima e valutazione degli stimoli;
Focalizzazione sugli stimoli più salienti rispetto alla situazione;
Comparazione del significato attribuito con esperienze analoghe già registrate in memoria;
Conoscenza inconscia di cosa fare, cioè la presenza di un possibile repertorio di azioni ed interventi già sperimentati nel passato e riadattabili alla nuova situazione;
Conoscenza inconscia di saper fare, cioè un repertorio di risorse e competenze che possono essere messe in gioco e rimodellate in funzione della situazione;
Valutazione degli esiti riscontrati nelle precedenti esperienze e la previsione degli esiti futuri;
Flessibilità che consente di scegliere e rimodellare le immagini mentali e i piani comportamentali in funzione dell’obiettivo.
Utilizziamo il concetto e la natura dell’omeostasi per mostrare, l’importanza del meccanismo del feedback.
In particolare si tratta di rilevare come una simile funzione sia presente, con le stesse finalità e nella stessa essenza, in molti sistemi, dagli organismi più semplici come le cellule al più complesso come il cervello.
Il modellamento di quanto avviene in natura, ci porta a considerare l’attività di feedback come una procedura fondamentale del processo creativo che porta al cambiamento e al raggiungimento di un successo.
Gli aspetti più rilevanti di questa fase sono costituiti da:
Rilevazione delle informazioni (stimoli) attraverso una varietà di sistemi di mappatura;
Stima e valutazione degli stimoli;
Focalizzazione sugli stimoli più salienti rispetto alla situazione;
Comparazione del significato attribuito con esperienze analoghe già registrate in memoria;
Conoscenza inconscia di cosa fare, cioè la presenza di un possibile repertorio di azioni ed interventi già sperimentati nel passato e riadattabili alla nuova situazione;
Conoscenza inconscia di saper fare, cioè un repertorio di risorse e competenze che possono essere messe in gioco e rimodellate in funzione della situazione;
Valutazione degli esiti riscontrati nelle precedenti esperienze e la previsione degli esiti futuri;
Flessibilità che consente di scegliere e rimodellare le immagini mentali e i piani comportamentali in funzione dell’obiettivo.
La Produzione di un progetto

Questa fase della nostra metodologia è ben rappresentata da un altro grande personaggio: Walt Disney, capace di legare la fantasia più libera alla capacità di produrre, di essere imprenditore tra i più lungimiranti ed efficienti, capace di trasferire un metodo di lavoro alla sua azienda e ai suoi creativi.
Walt Disney ha sviluppato una vera e propria metodologia sulla creatività, come unione di fantasia e organizzazione.
Grazie ad un metodo ben strutturato, soprattutto a detta dei suoi più stretti collboratori, facilitava il processo di produzione di nuove idee, orientandole verso il futuro, sviluppando progetti sempre nuovi ed originali.
Per Disney era fondamentale che il punto di partenza del suo ragionamento fosse il sogno, da immaginare, vagliare e quindi rendere concreto.
Il processo creativo utilizzato spontaneamente da Disney, è stato studiato da Robert Dilts e si avvicina molto all'Analisi Transazionale di Berne, comprendendo tre fasi:
- il sognatore
- il realista
- il critico
Ognuna necessita di essere integrata con le altre perché ogni fase corrisponde ad un momento rilevante, ma non sufficiente, nel meccanismo di produzione ed elaborazione di idee ed obiettivi.
Per realizzare l’Imagineering coaching nel migliore dei modi è fondamentale concentrarsi sulla postura per facilitare l’utilizzo di ognuno dei tre approcci.
- Il sognatore si siederà comodamente, in modo rilassato e terrà la testa alta e gli occhi ben aperti.
- Il realista è leggermente proteso in avanti, ha lo sguardo rivolto davanti a lui.
- Il critico ha una “postura ad angolo”, con la testa leggermente inclinata e lo sguardo verso il basso.
Il sognatore è orientato al futuro, vede nuovi scenari ed orizzonti ed è lungimirante. Ha una fantasia spiccata che gli permette di vedere le cose al di là della loro apparenza momentanea; possiede l’intuito per cogliere tutti i vantaggi che deriveranno dal suo progetto.
Secondo Disney, il sognatore è chi “vede con chiarezza nella propria mente dove verrà a collocarsi ogni pezzo del progetto”.
Il realista è orientato alla realizzazione dell’obiettivo, ai passi concreti da realizzare, all’azione. La sua concentrazione è diretta al modo in cui portare a termine il progetto e quindi alle operazioni e alle procedure necessarie.
Il critico ha il compito di valutare l’obiettivo e di cogliere le possibili implicazione e problematiche collegate. Il critico vaglia attentamente, ma senza connotazioni negative, in quanto proteggerà l’idea e ne incoraggerà l’applicazione, anche di fronte alle difficoltà di realizzazione.
L’elemento principale di questo metodo risiede nell'integrazione di questi tre momenti all’interno del processo creativo e di problem solving.
La fase di produzione comprende le procedure di progettazione, sperimentazione “come se”, sponsorship e realizzazione.
Nel corso delle varie fasi metodologiche si effettuano una serie di “produzioni” creative intermedie rappresentate, ad esempio, dalla sperimentazione di alcune tecniche proposte.
Ciò conferma, non solo che la separazione rigida tra le fasi è artificiosa, ma che ogni fase, ogni procedura, ogni tecnica, contiene in sé aspetti riferibili ad ognuna delle fasi. Possiamo rappresentare la nostra idea di progressione verso un obiettivo con una linea che si muove verso destra in alto, compiendo una serie continua di rivoluzioni.
L'Elaborazione di nuove idee e soluzioni

Elaborazione nella metodologia del Coaching Creativo vuol dire combinare, comparare, trasferire risorse e capacità da una campo all'altro della vita.
Chi meglio di Leonardo da Vinci rappresenta questa capacità di trasferimento e di potenzialmento di abilità, esperienze, conoscenze e risorse?
Pittore, scultore, architetto, ingegnere, matematico, anatomista, musicista, inventore e scienziato.
Leonardo ha incarnato lo spirito universalista dell'epoca, rinascimentale, conseguendo risultati eccezionali in tutti campi dell'arte e del sapere, e contribuendo ad un'intenso progresso in numerosi campi della vita del suo temmpo.
Uno dei più grandi geni dell'umanità.
Fu pittore convinto della superiorità di questa forma d'arte su molte altre, come la scultura e la poesia: "la pittura «non parla, ma per sé si dimostra e termina ne’ fatti; e la poesia finisce in parole, con le quali come briosa sé stessa lauda".
Scienziato che esaltava il ruolo dell'esperienza, ai danni delle concezioni metafisiche e religiose del suo tempo:"Io credo che invece che definire che cosa sia l'anima, che è una cosa che non si può vedere, molto meglio è studiare quelle cose che si possono conoscere con l'esperienza, poiché solo l'esperienza non falla. E laddove non si può applicare una delle scienze matematiche, non si può avere la certezza"; alchimista perché "partoritrice delle cose semplici e naturali".
Inventore, ingegnere civile e idraulico, architetto e anatomista ed in ogni disciplina riportava le sue immense capacità creative e le competenze che accumulave in ogni campo e riportava, arricchendolo, in tutti gli altri settori della sua attività.
La fase di elaborazione nel Coaching Creativo, assieme ale procedure di rimodellamento creative, costituisce il nucleo generativo del processo creativo, della produzione di nuove idee, del problem solving, dell’innovazione.
Il processo di elaborazione è una peculiarità del nostro essere persone umane ed è possibile aiutare gli individui a migliorare e potenziare questa risorsa naturale.
Il Coaching Creativo si basa proprio sull'elaborazione creativa dei più svariati aspetti della vita, attraverso un percorso che si avvale di tecniche e strategie mentali e creative.
Elaborare significa consolidare e sviluppare ulteriormente il processo di decodifica, arricchendo i risultati ottenuti dall’organizzazione e dalla selezione delle informazioni, al fine di creare una nuova mappa orientata verso lo scopo.
L’essenza del pensiero trasformativo consiste proprio nel preparare il terreno alla trasformazione dei dati, attraverso queste tre modalità che si presentano nel momento dell’insight, “illuminazione” o scatto cognitivo.
La creatività, nel processo di ristrutturazione, consiste nel creare attivamente nuove soluzioni per la vita e per il benessere, arricchisce di possibilità, poiché trasforma le minacce in opportunità. In quest’ottica, uno stimolo valutato come disturbo, può portare alla ricerca di una condizione migliore che rappresenta in quel momento un’opportunità di miglioramento.
Nella nostra metodologia proponiamo due procedure di rimodellamento:
1 rimodellamento creativo;
2 rimodellamento generativo.
Il rimodellamento creativo è la rielaborazione creativa dei dati raccolti e poi organizzati nella fase della decodifica. .
Il rimodellamento generativo consiste nel trasferimento generativo delle risorse. Questo stadio del coaching è dedicato a individuare le risorse presenti nella memoria autobiografica del cliente, trasformarle e rielaborarle, per indirizzarle verso ciò che desidera, adattandole al nuovo contesto ed, eventualmente, aggiungendo ciò che manca.
Si tratta di avviare un processo di trasferimento generativo delle risorse da un contesto in cui sono state sperimentate strategie efficaci ad un nuovo contesto ancora parzialmente inesplorato, oppure ad un contesto inefficace che necessita di cambiamenti.
L'obiettivo è l’arricchimento della propria “mappa della realtà” di nuove opzioni disponibili, che consentiranno un ampia gamma di scelta. Il trasferimento generativo delle risorse contempla varie possibilità e l’applicazione di tecniche da scegliere in volta in volta.
La decodifica: interpretazione e classificazione delle alternative

"Sono tutto dell'Egitto e l'Egitto è tutto per me"
Con questa frase Jean Francoise Champollion trovava le motivazioni e la conviznione necessaria per compiere una delle opere di decodifica e di interpretazione più leggendarie ed importanti della storia dell'umanità: la traduzione stele di Rosetta.
Questo archeologo francese è considerato infatti il padre dell'Eggittologia.
Si tratta di un decreto emesso in onore del faraone Tolomeo V Epifane (196 a.C.) in occasione del primo anniversario della sua incoronazione. Il testo riporta tutti i benefici resi al paese dal re e fu pubblicato nella scrittura delle parole degli déi (geroglifici), nella scrittura del popolo (demotico) e in greco, ed inizia così: "Il nuovo re, avendo ricevuto la monarchia da suo padre..."
Visse al tempo di Napoleone, che a sua volta era molto interessato dall'Egitto, dai suoi misteri e dalle sue ricchezze, e riuscì ad affascinare l l'imperatore, grazie alla sua sapienza e alla passione per gli studi che aveva intrapreso e stupire il generale corso non era certo cosa facile..
Sapete a cosa altro è valsa a Champollion la sua grande opera di decodifica?
Addirittura un cratere sulla luna, dedicato a lui e che ha preso il suo nome.
La seconda fase, il processo di decodifica, prevede l’osservazione dei dati raccolti, l’individuazione dei criteri di classificazione, interpretazion ed organizzazione dei dati e delle informazioni ottenute grazie alle procedure e alle tecniche della fase della Ricerca
Decodificare, significa organizzare e interpretare le informazioni utilizzando in modo integrato i sistemi rappresentazionali, per cogliere la stessa realtà da prospettive multiple: ri-vedere, ri-pensare, ri-ascoltare, ri-sentire il campo esplorato, cogliendone nuovi significati sui quali riflettere.
In questa fase non si attua ancora la vera e propria selezione dei materiali a disposizione, cosa che avverrà a partire dalla fase di Elaborazione.
Parlare di decodifica implica la presenza di informazioni codificate che necessitano di una traduzione o di una spiegazione; ci si può domandare, perché i dati racconti siano da considerare come codici e non materiale, per così dire, grezzo?
Con la metodologia del Coaching Creativo le tracce e i segni prodotti, recuperati e raccolti possono essere trasformati in fenomeni densi di significato.
Il processo di decodifica si concretizza, in prima istanza, nella definizione dei criteri adeguati ed utili per classificare le informazioni che abbiamo ricercato e “mappato”.
Ogni istante il cervello codifica le infiormazioni provenienti dall'ambiente creando delle mappe neurali e generando simulataneamente miliardi di collegamenti sinaptici e sviluppando costantemente delle immagini mentali
Scarica l'introduzione del libro sul Coaching Creativo
La fase di ricerca delle informazioni

Cristoforo Colombo, chi meglio di lui può simboleggiare la ricerca, l'eslorazione delle possibilità, di nuovi territori fisici e mentali, quella ricerca che apre le porte all'immaginazione, all'intuizione, senza dimenticare l'organizzazione di un'impresa?
L'esloratore quando parte ricerca dentro se stesso le passate esperienze per organizzare il viaggio nel miglior modo possibile, ricorda i successi e i problemi per affrontarli e superarli, ricorda i suoi stati d'animo, le sensazioni che hanno accopmagnato il cammino verso l'ignoto.
L'esploratore parla con gli altri marinai, chiede informazioni, notizie, utilizza l'esperienza accumulata da tutti i suoi compagni d'avventura.
Poi, mette insieme gli strumenti utili alla navigazione, la bussola, le mappe, sistema le vele, gli alberi e tutto ciò che serva all'imbarcazione. Acquista le provviste e organizza meticolosamente tutto il necessario.
ricerca , quindi, le rotte, fa suoi i metodi di organizzazione e di navigazione e quindi è pronto per partire, forse non troverà la terra che aveva previsto, ma nel mare delle possibilità potrebbe passare ugualmente ala storia....
La prima fase del Coaching Creativo, la Ricerca, ha lo scopo di raccogliere informazioni, dati, materiali, e tutto ciò che può essere di ausilio per il conseguimento degli obiettivi del coachee.
Il coach, infatti, stimola e facilita il percorso del coachee, attraverso le tre procedure previste in queta fase:la “mappatura” interna ed esterna e la ricerc-azione.
"La “mappatura” è il processo attraverso il quale l’individuo traccia la propria mappa grafica - in parole, immagini, simboli - sia delle rappresentazioni interne frutto delle proprie immagini mentali, sia delle informazioni raccolte attraverso i sensi fisici nell’ambiente intorno a sé".
La ricerc-azione, invece indica il processo attraverso il quale l’individuo esplora l’ambiente intorno a sé per, individuare, raccogliere, recuperare materiali, dati, informazioni, in vario modo. La realizzazione di qualsiasi obiettivo, inizia dall’attenta valutazione dello stato presente e dalla raccolta di informazioni sugli elementi che consentono effettivamente di muoversi verso la nuova condizione che si desidera.
La Ricerca è la preparazione materiale, fisica, emotiva, mentale, comportamentale al processo creativo. Una preparazione da utilizzare e di cui fare tesoro quando si affrontano piccole e grandi sfide e problemi, "perlustrando con i sensi fisici ciò che ci circonda e rievocando con il pensiero e con le sensazioni, immagini e stati del mondo interiore".
Attraverso il processo di “mappatura”, seguendo i principi della Mappa Mentale l’individuo può creare delle rappresentazioni grafiche delle mappe visive, auditive e somatosensoriali dell’esperienza creativa, ma anche di esperienze vissute nel passato, di stati d’animo, dei sogni vissuti in altri momenti della vita, delle risorse interne ed esterne e molto altro ancora.
Cos'è il Coaching Creativo
Il Coaching Creativo è una metodologia di intervento finalizzata ad “allenare” creativamente gli individui, i gruppi, le organizzazioni, per conseguire obiettivi specifici, attraverso un percorso che può essere appreso, rielaborato e sperimentato in modo personale e creativo, per diventare “coach di se stessi”.
Nel coaching si considera il cliente, come un individuo abile a cercare, cogliere e creare le proprie opportunità nel dispiegarsi della propria vita. Il Coaching Creativo si fonda sulla convinzione che ogni cliente possiede in sé le risorse e la creatività, necessarie per realizzare gli obiettivi desiderati e si focalizza sulla situazione attuale in cui si trova il cliente, per sostenerlo in un percorso mirato a raggiungere l'obiettivo prefissato, riconoscendo che tali risultati sono il frutto delle scelte, delle intenzioni e delle azioni del cliente stesso, supportate dagli interventi del coach.
Nel coaching è il cliente scegliere cosa vuole ottenere per sé e/o per il gruppo con il quale, o nel quale collabora, partendo dalla definizione dello stato che intende raggiungere. La funzione del coach è quella di ascoltare, osservare e offrire il suo contributo con domande mirate ad espandere la consapevolezza e un senso d'impegno per promuovere l'azione con strumenti e tecniche pratiche, adattabili in ogni contesto, privato e professionale.
Il Coaching Creativo è, pertanto, una metodologia di lavoro, ma anche di crescita, poiché offre l’opportunità di ampliare la propria mappa del mondo, conoscere se stessi e gli altri, utilizzando strumenti (metodologie, procedure, tecniche) atti all’arricchimento delle opzioni, all’allargamento della personale posizione percettiva riguardo se stessi e l’ambiente circostante, per alimentarne anche il tessuto connettivo, gli scambi, la comunicazione, per affrontare eventuali problematiche - o difficoltà - attraverso un processo di riattivazione delle “risorse creative” presenti in ognuno.
Le risorse della Mente Creativa spesso non vengono utilizzate, poiché non se ne conosce fino in fondo la valenza, ma soprattutto per la mancanza di un metodo chiaro, definito nei suoi presupposti, per la scarsa percezione delle possibili procedure che possono essere seguite, in modo tale da integrarle con il proprio atteggiamento mentale e con le proprie competenze e farle divenire parte di sé. L’intento del Coaching Creativo è, dunque, mettersi sulla traccia delle “risorse creative”, mapparle utilizzando procedure e tecniche adeguate e congruenti con la situazione e lo stato in cui si trova il cliente, organizzarle secondo criteri individuati di volta in volta in base alle esigenze del momento, in modo tale da rielaborarle e rimodellarle personalmente e selezionare gli elementi e le funzioni maggiormente efficaci, da veicolare in nuovi contesti e finalmente sperimentarle, per poi verificarne i risultati e aumentare le potenzialità.
Una volta che si è riusciti a dare senso, significato, arricchimento creativo al proprio modo di essere e di affrontare le sfide, gli impegni, le mete, si aumenta la potenzialità e la disponibilità ad una comunicazione diretta ed integrata, libera da schemi che possono imprigionare emozioni, intenzioni, pensieri, capacità, progettualità, nell’interazione con se stessi, con gli altri e con il contesto ambientale. In tal senso, si aumenta la capacità di uscire da ruoli rigidi e precostituiti, di gestire meglio le proprie mappe cognitive per decodificare la realtà, consapevoli che “la mappa non è il territorio”, intenzionati a leggere dal libro della vita ben oltre le apparenze; integrando le forze inconsce con quelle della razionale consapevolezza, rifiutando di sostituire “i beni” al “bene” di esistere; sperimentando la spontaneità negli affetti; organizzando la propria vita col desiderio di collegarla armonicamente a quella degli altri.
I presupposti del Coaching Creativo derivano dall’integrazione di diversi modelli teorico-applicativi che hanno studiato la struttura dell’esperienza soggettiva dell’essere umano e che hanno messo a punto tecniche di intervento per il cambiamento personale e per la realizzazione di prestazioni efficaci in ambito lavorativo, organizzativo, aziendale. Il Coaching Creativo nasce come integrazione ed elaborazione delle esperienze professionali degli autori (in campo psicologico, psicoterapeutico, consulenziale, aziendale) la cui formazione deriva, in particolare, dai modelli della Psicologia Umanistica, dell’Analisi Transazionale, della Programmazione Neurolinguistica e della Psicoanimazione come metodologia interdisciplinare, a mediazione creativa, messa a punto da Maria Rita Parsi . Gli studi delle neuroscienze e del pensiero creativo, hanno costituito una parte integrante che ha contribuito alla sperimentazione ed alla elaborazione di questa impostazione metodologica.
La metodologia del Coaching Creativo è costituita da 5 fasi successive e consequenziali, ognuna delle quale prevede una o più procedure, che consistono in tipologie di percorsi finalizzati agli scopi della fase di cui fanno parte e preparatorie per la fase successiva; ogni tipologia costituisce uno “spazio di possibilità” che comprende una serie di tecniche da scegliere, utilizzare ed integrare di volta in volta, in base agli obiettivi intermedi che si intende conseguire. E’ importante sottolineare che, sia le fasi sia le procedure, non sono strutturate in modo rigido ed è artificioso considerarle separate in modo netto; a volte nelle sessioni di lavoro è necessario tornare a fasi precedenti per effettuare cambiamenti o “aggiustamenti” della direzione, altre volte procedure appartenenti a fasi diverse si sovrappongono parzialmente, per consentire un lavoro che lascia spazio a maggiori possibilità di intervento.
La creatività non può essere incapsulata, sfugge a teorie troppo impostate e a metodi che ne potrebbero limitare la spontaneità. Il metodo è anch’esso un modello, una mappa delle operazioni compiute dagli individui nell’ambito di un processo di cambiamento; è sempre utile tenere in considerazione che la carta orientativa dei nostri interventi, sia essa una teoria, un modello o una tecnica, non va confusa con “il territorio”.
L’individuazione e la caratterizzazione di ognuna delle cinque fasi, consente di lavorare con metodo ed eventualmente di rimodellare la stessa metodologia, ad esempio aggiungendo o modificando le procedure, nel momento in cui le ulteriori ricerche applicative, dimostreranno l’efficacia di nuove possibilità. Mentre le fasi metodologiche sono necessarie alla strutturazione di un percorso completo, che prende in considerazione i molti aspetti e sfumature dell’esperienza del cliente, le procedure lasciano spazio a maggiori possibilità di scelta, poiché non devono essere utilizzate tutte necessariamente in ogni situazione.
Ciò, riteniamo sia valido soprattutto nelle fasi preliminari del coaching, nel periodo del vero e proprio “allenamento” al cambiamento; nella vita pratica i processi a volte sono più veloci, condensati: l’intuizione, l’esperienza e la creatività spesso consentono di compiere apparenti salti da una fase all’altra o giungere a conclusioni inaspettate.
Il modello di coaching che utilizziamo, consente a professionisti che provengono da aree diverse e che si attengono a teorie di vario genere, di integrare le proprie conoscenze e le proprie tecniche, elaborando ogni volta percorsi creativi di intervento e di formazione.
Nel coaching si considera il cliente, come un individuo abile a cercare, cogliere e creare le proprie opportunità nel dispiegarsi della propria vita. Il Coaching Creativo si fonda sulla convinzione che ogni cliente possiede in sé le risorse e la creatività, necessarie per realizzare gli obiettivi desiderati e si focalizza sulla situazione attuale in cui si trova il cliente, per sostenerlo in un percorso mirato a raggiungere l'obiettivo prefissato, riconoscendo che tali risultati sono il frutto delle scelte, delle intenzioni e delle azioni del cliente stesso, supportate dagli interventi del coach.
Nel coaching è il cliente scegliere cosa vuole ottenere per sé e/o per il gruppo con il quale, o nel quale collabora, partendo dalla definizione dello stato che intende raggiungere. La funzione del coach è quella di ascoltare, osservare e offrire il suo contributo con domande mirate ad espandere la consapevolezza e un senso d'impegno per promuovere l'azione con strumenti e tecniche pratiche, adattabili in ogni contesto, privato e professionale.
Il Coaching Creativo è, pertanto, una metodologia di lavoro, ma anche di crescita, poiché offre l’opportunità di ampliare la propria mappa del mondo, conoscere se stessi e gli altri, utilizzando strumenti (metodologie, procedure, tecniche) atti all’arricchimento delle opzioni, all’allargamento della personale posizione percettiva riguardo se stessi e l’ambiente circostante, per alimentarne anche il tessuto connettivo, gli scambi, la comunicazione, per affrontare eventuali problematiche - o difficoltà - attraverso un processo di riattivazione delle “risorse creative” presenti in ognuno.
Le risorse della Mente Creativa spesso non vengono utilizzate, poiché non se ne conosce fino in fondo la valenza, ma soprattutto per la mancanza di un metodo chiaro, definito nei suoi presupposti, per la scarsa percezione delle possibili procedure che possono essere seguite, in modo tale da integrarle con il proprio atteggiamento mentale e con le proprie competenze e farle divenire parte di sé. L’intento del Coaching Creativo è, dunque, mettersi sulla traccia delle “risorse creative”, mapparle utilizzando procedure e tecniche adeguate e congruenti con la situazione e lo stato in cui si trova il cliente, organizzarle secondo criteri individuati di volta in volta in base alle esigenze del momento, in modo tale da rielaborarle e rimodellarle personalmente e selezionare gli elementi e le funzioni maggiormente efficaci, da veicolare in nuovi contesti e finalmente sperimentarle, per poi verificarne i risultati e aumentare le potenzialità.
Una volta che si è riusciti a dare senso, significato, arricchimento creativo al proprio modo di essere e di affrontare le sfide, gli impegni, le mete, si aumenta la potenzialità e la disponibilità ad una comunicazione diretta ed integrata, libera da schemi che possono imprigionare emozioni, intenzioni, pensieri, capacità, progettualità, nell’interazione con se stessi, con gli altri e con il contesto ambientale. In tal senso, si aumenta la capacità di uscire da ruoli rigidi e precostituiti, di gestire meglio le proprie mappe cognitive per decodificare la realtà, consapevoli che “la mappa non è il territorio”, intenzionati a leggere dal libro della vita ben oltre le apparenze; integrando le forze inconsce con quelle della razionale consapevolezza, rifiutando di sostituire “i beni” al “bene” di esistere; sperimentando la spontaneità negli affetti; organizzando la propria vita col desiderio di collegarla armonicamente a quella degli altri.
I presupposti del Coaching Creativo derivano dall’integrazione di diversi modelli teorico-applicativi che hanno studiato la struttura dell’esperienza soggettiva dell’essere umano e che hanno messo a punto tecniche di intervento per il cambiamento personale e per la realizzazione di prestazioni efficaci in ambito lavorativo, organizzativo, aziendale. Il Coaching Creativo nasce come integrazione ed elaborazione delle esperienze professionali degli autori (in campo psicologico, psicoterapeutico, consulenziale, aziendale) la cui formazione deriva, in particolare, dai modelli della Psicologia Umanistica, dell’Analisi Transazionale, della Programmazione Neurolinguistica e della Psicoanimazione come metodologia interdisciplinare, a mediazione creativa, messa a punto da Maria Rita Parsi . Gli studi delle neuroscienze e del pensiero creativo, hanno costituito una parte integrante che ha contribuito alla sperimentazione ed alla elaborazione di questa impostazione metodologica.
La metodologia del Coaching Creativo è costituita da 5 fasi successive e consequenziali, ognuna delle quale prevede una o più procedure, che consistono in tipologie di percorsi finalizzati agli scopi della fase di cui fanno parte e preparatorie per la fase successiva; ogni tipologia costituisce uno “spazio di possibilità” che comprende una serie di tecniche da scegliere, utilizzare ed integrare di volta in volta, in base agli obiettivi intermedi che si intende conseguire. E’ importante sottolineare che, sia le fasi sia le procedure, non sono strutturate in modo rigido ed è artificioso considerarle separate in modo netto; a volte nelle sessioni di lavoro è necessario tornare a fasi precedenti per effettuare cambiamenti o “aggiustamenti” della direzione, altre volte procedure appartenenti a fasi diverse si sovrappongono parzialmente, per consentire un lavoro che lascia spazio a maggiori possibilità di intervento.
La creatività non può essere incapsulata, sfugge a teorie troppo impostate e a metodi che ne potrebbero limitare la spontaneità. Il metodo è anch’esso un modello, una mappa delle operazioni compiute dagli individui nell’ambito di un processo di cambiamento; è sempre utile tenere in considerazione che la carta orientativa dei nostri interventi, sia essa una teoria, un modello o una tecnica, non va confusa con “il territorio”.
L’individuazione e la caratterizzazione di ognuna delle cinque fasi, consente di lavorare con metodo ed eventualmente di rimodellare la stessa metodologia, ad esempio aggiungendo o modificando le procedure, nel momento in cui le ulteriori ricerche applicative, dimostreranno l’efficacia di nuove possibilità. Mentre le fasi metodologiche sono necessarie alla strutturazione di un percorso completo, che prende in considerazione i molti aspetti e sfumature dell’esperienza del cliente, le procedure lasciano spazio a maggiori possibilità di scelta, poiché non devono essere utilizzate tutte necessariamente in ogni situazione.
Ciò, riteniamo sia valido soprattutto nelle fasi preliminari del coaching, nel periodo del vero e proprio “allenamento” al cambiamento; nella vita pratica i processi a volte sono più veloci, condensati: l’intuizione, l’esperienza e la creatività spesso consentono di compiere apparenti salti da una fase all’altra o giungere a conclusioni inaspettate.
Il modello di coaching che utilizziamo, consente a professionisti che provengono da aree diverse e che si attengono a teorie di vario genere, di integrare le proprie conoscenze e le proprie tecniche, elaborando ogni volta percorsi creativi di intervento e di formazione.
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